Anglomania, svanisce l’imperialismo britannico resta lo stile british
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Giovedì 14 Febbraio 2008
Gli italiani amano Londra, tanto che siamo fra i più assidui fruitori di weekend low cost nella capitale britannica. Low cost: anche il nostro parlare è infarcito di espressioni inglesi. Del resto gli inglesi hanno colonizzato mezzo mondo nei secoli precedenti, imponendo la loro cultura e diffondendo il loro mito. E ora, nonostante si siano ritirati sulla loro isoletta, continuano a dettare legge e affascinare. Anglomania! Un fenomeno contagioso e per la maggior parte dei casi positivo, e assolutamente non ristretto all’Italia.
“Questo fervore anglomane toccò il suo apice agli albori degli anni Cinquanta con i primi viaggi a Londra, e soprattutto con i ritorni da Londra; nell’arrivo al caffè o al circolo con la cravatta del Clark College o delle Coldstream Guards, con le brogues del tale calzolaio o con quei pantaloni speciali comprati da Harrods, nel raccontare le meraviglie viste nelle vetrine di Londra, i soli musei a cui quei giovani fossero seriamente interessati”.
Questo racconta nel suo libro Milord - Avventure dell’anglomania italiana, Edgardo Bartoli, corrispondente da Londra per il Corriere della Sera e La Repubblica. Ironico e appassionato, Sir Edgardo cela in malo modo la sua passione tutta british. “L’anglomania non è invidia, è imitazione. - spiega lui - E non di tre o cinque cose, di una sola: lo stile, che a sua volta è fatto di mille cose”.
“L’anglomania - conclude l’autore - forse è una moda, probabilmente al tramonto. E al tempo stesso il sintomo di un complesso d’inferiorità e non di un malessere come molti credono”. E la protagonista indiscussa di questa moda è Londra, la città più viva del mondo, capace di spodestare New York.
Duchessa, ore 06:47 | commenti (3)

